giovedì 7 marzo 2013

l'archetipo





Un archetipo (video) è come il personaggio di una piece teatrale: che sia tragico o buffo, forte o debole, è l'emblema di un insieme di qualità e suggestioni che lo governano e imprimono al suo agire una specifica direzione.
Immaginiamo di vivere su un palcoscenico e di dover prendere parte allo spettacolo che va in scena: essendo inevitabile assumere le vesti di un personaggio, ci resta la scelta tra sceglierlo noi o, per inconsapevolezza, sopportare che il regista scelga al nostro posto.
Questa ultima opzione è quello che succede da sempre alla maggior parte dell'umanità. La cultura dominante, che sia attraverso la religione piuttosto che attraverso i miti di riferimento, come un regista dispotico ci impone dei ruoli a cui sono associati schemi di pensiero e comportamentali. In se la cosa non è un male, essendo ogni personaggio provvisto di difetti e di pregi; quello che risulta lesivo è l'inconsapevolezza con la quale più che recitare la nostra parte, ci facciamo agire da essa; così l'archetipo diventa nemico quando ci avvolge in una sottile, ma stringente rete, le cui maglie non ci consentono movimenti fluidi.
Il problema è che non lo sappiamo e confondiamo lo spazio della rete per tutto lo spazio esistente, convincendoci di essere liberi quando invece siamo fortemente condizionati. Da problema diventa dramma, se allargando la visuale ci rendiamo conto che quello che succede nel processo individuale è rappresentato esponenzialmente a livello sociale, dando vita a quello che C.G.Jung definiva inconscio collettivo.

Il mio lavoro si incentra preferenzialmente sul sostegno allo svelamento dell'archetipo a cui aderiamo consciamente o meno, al fine di poter quantomeno essere noi i registi di noi stessi, e magari avere le risorse sufficienti a scegliere di cambiare personaggio quando lo riteniamo evolutivo per la nostra crescita interiore.

Quello che credo stia capitando in questa fase storia, è l'opportunità per molti di cambiare il loro archetipo di riferimento; non è impresa in sè facile, se non si ha consapevolezza del processo. 


Per semplificare porto l'esempio dello schema tipico del dramma greco, detto anche triangolo di Karpamn, che rappresenta una possibile (e diffusa) situazione archetipica.
Lo schema in questione prevede sempre una vittima, un carnefice e un salvatore. I ruoli sono intercambiabili, poichè le forze agenti all'interno del triangolo, dialogando e confliggendo, provocano continue oscillazioni nell'equilibrio, per cui di volta in volta e a seconda degli accadimenti, chi assumeva il ruolo di vittima diventa carnefice o scivola magari nella figura del salvatore e così via. Questo modello è facilmente riscontrabile a livello individuale nei nostri schemi relazionali, ma altrettanto è evidente a livello sociale.

Andando ancora più sul pratico:
L'altro ieri: la vittima: il popolo italiano,  il carnefice: Berlusconi, il salvatore: Bersani. 
Ieri: la vittima: il popolo italiano, il carnefice: i politici italiani, il salvatore: Beppe Grillo. 
Oggi: la vittima: Bersani e i politici italiani, il carnefice: il popolo, il salvatore: Beppe Grillo.   
(Questa analisi naturalmente si potrebbe estendere ad altri soggetti politici e/o economici, approfondendola, ma è volutamente semplicistica perchè possa costituire un esempio di facile interpretazione.)  

Capite come, senza una adeguata COSCIENZA, tra breve le dinamiche archetipali e antichissime che ci agiscono e per le quali i "corsi e ricorsi storici" assumono una desolante veridicità, potrebbero produrre ulteriori e non auspicati capovolgimenti, oppure incardinarsi nello schema attuale, che in sè non libera dalla schiavitù del triangolo, per il quale ad un carnefice corrisponde una vittima sacrificale ed un salvatore che detiene il controllo. Di fatto, stiamo parlando di dinamiche di potere.

E' dunque prioritario provare a riconoscere, facendo uno sforzo personale, la propria matrice archetipica e il proprio spazio interno di manovra, per provare a interpretare non un ruolo opposto al precedente (da suddito divento sovrano, da docile divento ribelle), ma un ruolo NUOVO. Inventare insomma, una nuova piece teatrale. 
Il processo in atto contiene al suo interno una occasione magistrale per l'umanità. Non facciamoci distogliere da piccoli obiettivi e da soddisfazioni di facile portata. La posta è molto più alta.


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