domenica 21 aprile 2013

Napolitano e la vittoria di Pirro






Come ben sappiamo, il pensiero crea.
Ma per essere efficace, la creazione deve essere integrata in tutto il nostro sistema, quindi totale, olistica, con buona pace dunque di emozioni contrastanti e devianti e di conflitti interni.
Per questo stamattina presto ho scelto di andare a fare una bella passeggiata rischiarante che mi ha portato a godere di un momento di sole e cielo azzurro: nella calma della campagna, unici rumori il cinguettio degli uccelli, seduta in un tappeto di fiorellini gialli, mi è parso lampante quello che ieri sera mi appariva annebbiato dallo sdegno e dal risentimento.

Come ben sappiamo, gli archetipi ci rappresentano, ci guidano, ci agiscono.
Quando espandiamo la coscienza su questa dinamica però, possiamo utilizzare le valenze positive dell'archetipo individuato e sentirci rafforzati  nella nostra azione consapevole. 

E veniamo a Pirro. 
Pirro, re dell'Epiro, sconfisse ben due volte in battaglia l'esercito romano, ma le sue perdite furono talmente ingenti da percepire la futilità della vittoria. Leggiamo cosa scrive Plutarco dopo la battaglia di Ascoli Satriano:
 « Gli eserciti si separarono; e, da quel che si dice, Pirro rispose a uno che gli esternava la gioia per la vittoria che "un'altra vittoria così e si sarebbe rovinato". Questo perché aveva perso gran parte delle forze che aveva portato con sé, quasi tutti i suoi migliori amici e i suoi principali comandanti; non c'erano altri che potessero essere arruolati, e i confederati italici non collaboravano. Dall'altra parte, come una fontana che scorresse fuori dalla città, il campo romano veniva riempito rapidamente e a completezza di uomini freschi, per niente abbattuti dalle perdite sostenute, ma dalla loro stessa rabbia capaci di raccogliere nuove forze, e nuova risolutezza per continuare la guerra. »   

E veniamo alla faccenda Napolitano.
Concediamoci di concepire il Presidente "neo" eletto, nonchè chi lo ha appoggiato, come Pirro. La sua falsa vittoria infatti, facendo parte della nostra storia, vive nell'immaginario collettivo inconscio di tutti noi, ed è un archetipo da cavalcare, con la mente e col cuore, in questo momento di difficile digestione delle cose italiane.
Il nostro entusiasmo, il nostro ardore, il senso di giustizia, sia come la fontana di fresca acqua di cui parla Plutarco. Non contaminiamoci con pensieri bellicosi e aggressivi, che sottendono paura e percezione di sconfitta, ma piuttosto veicoliamo la rabbia in azioni consapevoli e concrete che rafforzino il rivolo rendendolo l'onda inarrestabile e travolgente che produrrà il cambiamento sperato.   
Come mi è già capitato di scrivere, facciamo che non sia una rivoluzione, ma una EVOLUZIONE che in sè implica un passo avanti, definitivo e inalienabile.

Ieri ho partecipato ad un interessantissimo incontro organizzato dal MoVimento 5 Stelle (e tenuto da due valentissimi esperti che hanno messo la loro esperienza al servizio della comunità), sui temi dell'economia attuale e su alcune strategie per trasformare in modo tangibile la realtà dei nostri territori e del Paese tutto. La giornata, pur molto impegnativa, ha galvanizzato gli animi del gruppo presente quanto basta per identificare i passi di una proposta concreta e fattiva da perseguire a breve in un comprensorio composto da alcuni comuni limitrofi.

Sto dicendo che noi siamo le gocce di cui è composta l'onda. A seconda di quante e di che natura sono composte le sue molecole, l'onda avrà un impatto diverso.
Questo è il momento di FARE, contaminare positivamente e costruttivamente, creare. 
Abbiamo già sperimentato la lamentatio, il vittimismo, il senso di impotenza, la rabbia cieca e distruttiva, la delega di responsabilità e il conseguente tradimento delle aspettative; adesso proviamo una diversa modalità: se guerra deve essere, che sia, usque ad consummationem saeculi,


 la guerra dell'entusiasmo e della creatività!       




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