lunedì 23 novembre 2015

IL SENTIERO DELLA VERA FORZA



In molti, dall'attentato del 13 novembre a Parigi, sollecitano la mia opinione sui fatti che stanno sconvolgendo tutti noi.
Non è facile scrivere di questi momenti così intensi e così in questi giorni ho letto,  mi sono informata, ho provato a decodificare i messaggi non detti dei media, ascoltando la mia intuizione, non sentendomi pronta nè legittimata a mettere nero su bianco. 
Stamattina però un intervento radiofonico ha espresso a voce quello che io stavo pensando esattamente in quello stesso istante, per di più con le stesse parole: "è il momento", ho pensato.
Il pensiero è molto semplice: 

Se è vero che il sonno della ragione genera mostri, tanto più è vero che

IL SONNO DELLO SPIRITO GENERA MOSTRI


E' quello che ci sta accadendo: umanità sempre più scollegata dal suo Centro/Spirito, dalla sua vera Essenza e distruzione/dolore/morte che si fanno strada nell'esperienza collettiva.

Naturalmente quando parlo di Spirito non parlo di religione. Le religioni mi interessano da un punto di vista antropologico perchè fanno parte della storia dell'uomo; siamo impregnati dei loro simboli e delle suggestioni che evocano e non possiamo archiviarle con un colpo di spugna finchè ne subiamo l'influenza. Possiamo però guardarle attivando più possibile l'osservatore interno, operando un distacco che consente una sospensione di giudizio in favore di uno studio e un approfondimento che poco siamo abituati a fare. Questo ci abilita a comprendere quanto la religione di appartenenza ci permei, al di là delle nostre convinzioni mentali, e quanto condizioni la nostra morale e i nostri pensieri e emozioni. Sto parlando di NOI, quelli "buoni e giusti", gli occidentali, gli europei, gli italiani, anche se atei, volenti o nolenti comunque internamente cristiani,  giacchè cresciuti in aule con il crocifisso appeso sulla parete e camere da letto dove lo stesso era in bella vista sulla testata del letto - se non il nostro, se non della mamma, sicuramente della nonna.

Questo tempo quindi, paradossalmente, ci aiuta a entrare in risonanza con qualcosa che ancora non sappiamo fare o non vogliamo fare: crescere. 
Certo sarebbe meglio non passare attraverso esperienze così traumatiche, ma a quanto pare la nostra pigrizia spirituale e il sonno cosmico nel quale siamo sprofondati sono tali che obblighiamo l'esistenza a svegliarci dal torpore con qualche scossa di assestamento ben calibrata. 

La faccenda del terrorismo islamico si incardina - è chiaro - all'interno di valutazioni geopolitiche varie, ma che confluiscono tutte in una sola sintesi: le cause, dall'11 settembre, agli attentati di Parigi, passando per le guerre in medio oriente, la crisi economica e la distruzione delle risorse naturali del pianeta, sono drammaticamente intrecciate alla brama di potere di una elite che mistifica la realtà a suo piacimento usando il grimaldello dell'economia e della falsa informazione che anestetizza le coscienze.  

Cosa fare?
     
La settimana scorsa ero ad Avellino a parlare di Kabbalah, di Tempo del dolore e Tempo Benedetto. Ritorniamo per un momento alle religioni e precisamente alla Bibbia: l'esodo dall'Egitto rappresenta metaforicamente la possibilità di questo momento storico: il popolo fatto schiavo (non siamo forse già schiavi? Schiavi dei pensieri che ci inculcano, della tecnologia che ci controlla, del denaro che ci imprigiona, delle vibrazioni di violenza e sopraffazione che annullano la nostra capacità di essere in amore e connessione con la Natura e con noi stessi) che sceglie (ovvero si assume la responsabilità) di abbandonare l'Egitto (la falsa sicurezza) e il faraone  (la manifestazione egoica, la fascinazione del potere) per cercare la terra promessa (una vibrazione più alta connessa con la Luce che abbiamo dentro). Per fare questo bisogna attraversare il deserto, la terra di mezzo, dove non c'è orientamento e certezza, dove ci si può perdere e avere paura. Ecco, noi siamo qui.

Il tempo del dolore è sotto i nostri occhi, basta accendere una televisione. Il Tempo Benedetto è la scelta che abbiamo davanti: provare a trasformare. 
CI SIAMO.
Siamo alla vigilia di  quel salto quantico che per tanti anni una parte di umanità ha evocato, inseguito, aspettato. Siamo pronti? Cosa scegliamo? 
Lo so, all'apparenza è impossibile: ci sparano in casa, noi li bombardiamo - noi e loro come cattivi e buoni, amore e odio, pace e guerra -  categorie di pensiero separatiste e limitanti. 
Anche la paura genera mostri. 

Come sapete io lavoro con gli archetipi e con i simboli. E' una delle strade utili al risveglio della coscienza, e ne fanno parte i Tarocchi e l'Albero della Vita. 
L'albero della vita (chi ha seguito i miei seminari "La via dell'Albero" potrà capirmi meglio) è un glifo, una struttura schematica che ci indica la strada. Le 10 sephiroth sono emanazioni energetiche rappresentanti ognuna una qualità della Luce che impregna ogni cosa creata.

In questo momento sono particolarmente sollecitate le sephirot Geburath e Chesed, giustizia e amore.
La filosofia dell'albero della vita ci dice che nulla è giusto o sbagliato, ma tutto si evolve attraverso l'equilibrio. Equilibrio quindi tra giustizia e amore... Ricordo che questo è l'anno governato dall' archetipo della Giustizia, anch'esso connesso con un equilibrio delicatissimo e attento dei suoi due piatti, tenuti in reale stabilità solo e unicamente attraverso la giustizia del cuore.


Attenzione dunque a questo punto essenziale: connessione al nostro cuore, in verità
Non demonizziamo le nostre emozioni "negative", non soffochiamo la rabbia o la paura, concediamoci di processare queste emozioni riconoscendole e ammettendole. Purificarci da queste scorie energetiche vuol dire farci i conti. Indulgere nel "Peace and Love" quando non reale, non radicato nel profondo, è poco utile e rappresenta un eccesso di Chesed (o del suo guscio vuoto, per dire più correttamente). 
Geburath è la forza, la severità che ci serve ad avere la giusta disciplina per osservare senza falsi veli la nostra realtà interna e scegliere di trasformare modulando con la qualità pacificante e accudente di Chesed. In questo modo Geburath viene attivata in Luce, uscendo da quel cono d'ombra nel quale sprofonda- nel collettivo e in noi stessi- al grido di "siamo in guerra"!


Riassumendo:
L'intenso passaggio di questo momento è questo: 
1- potenziare l'osservatore interno (informarsi su TUTTO, ascoltare SE STESSI, spegnere la televisione (please!) 
2-  metabolizzare, riconoscendole, le emozioni e i pensieri connessi. Vivere emozionalmente la paura (quando sei a casa, in un luogo protetto, entra in contatto con la paura dentro di te. Tutti abbiamo paura, anche tu. Cercala... piangi, senti cosa succede nel corpo, lasciati attraversare... e lasciala andare) 
3- meditazione: Il sentiero 11
medita su Geburath: la forza, la saldezza, la tenacia, il coraggio. Senti queste qualità crescere in te, come un fuoco che si alimenta. Prova a immaginarle in una sfera collocata sulla tua spalla destra. Quando ti senti radiante, immagina  di muoverti verso il tuo lato sinistro, sulla tua spalla sinistra, dove è collocata Chesed, la sfera dell'amore e della protezione. Immagina di portare l'ardore di Geburath verso Chesed, di irradiarla di Luce ed esserne irradiato. La Luce delle due sfere è abbagliante. La forza di Geburath è utilizzata per potenziare la radianza di Chesed, la tenacia per resistere all'impulso distruttore e invece scegliere di orientarsi verso sinistra e incontrare l'amore.  Così il Rigore incontra la Grazia e insieme ci donano l'equilibrio per portare avanti le giuste leggi del cuore. 

Questa è la piattaforma sulla quale è possibile operare la trasformazione delle coscienze e orientarci verso il Nuovo Mondo. Proviamoci. All'inferno ci siamo già, abbiamo poco da perdere!

  

1 commento: