martedì 8 marzo 2016

LIBERTA'




1976. Tempi accesi, pieni di fermento, vivi e arrabbiati. Ero appena quattordicenne, primo anno di liceo, e avevo paura: nessuna delle mie compagne era disposta a seguirmi, la città celava zone a me ancora sconosciute e i rischi in una manifestazione erano tanti. Ricordo ancora com'ero vestita, e la valutazione interiore sotto il portone della scuola: ho tentennato giusto il tempo di farmi coraggio, perchè in realtà non c'era scelta, il richiamo era troppo forte. 
Il corteo era immenso, un fiume in piena che si ingrossava ad ogni nuovo incrocio di donne fortissime, bellissime, colorate e piene di ardore.  
Non ho più dimenticato la potenza emanata dalla sorellanza che univa, in quel grido unanime "l'utero è mio, e lo gestisco io". Ma un'altra immagine mi torna alla mente, e riguarda i maschi: ai margini, attenti a non entrare nel corteo che sembrava off limits a chi non poteva intonare "e noi che siamo donne..." , seguivano alcuni studenti universitari, silenziosamente partecipi; ricordo il disagio provato nel vederli lì, separati da noi, seppure idealmente vicini. Già allora, quando urlare la rabbia era giusto, quando lottare a muso duro per i diritti era sacrosanto e necessario, quella separazione mi sembrò stonata.
Non era ancora arrivato il momento. Lo è adesso? sono passati 40 anni, ed io aspetto che si compia il tempo in cui siano gli uomini a rivendicare per sè il diritto ad avere un cuore. Il diritto ad evolvere dalla polvere nella quale la storia, le religioni, le lusinghe del potere e dei falsi miti di forza li hanno costretti, rendendoli non uomini, ma inerti burattini al soldo del padrone che con la guerra e la sopraffazione tutto controlla. Il diritto alla loro grazia, tenerezza, amore, senza per questo cedere la bellezza della mascolinità. Il diritto ad un'anima che sa volare, abbracciare l'altro, ascoltare e includere.
Aspetto che arrivi quel tempo in cui ogni uomo possa riconoscersi Uomo.
Quello sarà il tempo del riscatto della Vita su questo pianeta, della libertà che non ha sesso e appartenenza, e dei fiori di mimosa sugli alberi, al loro posto, come sempre vuole la primavera.   

   

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